Dal 7 giugno lo stipendio va nell’annuncio di lavoro. In lordo.
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Dal 7 giugno 2026 è in vigore una nuova legge sulla trasparenza dei salari. Nasce per ridurre il divario di stipendio tra uomini e donne, un obiettivo che da sempre sentiamo anche nostro: il genere di una persona non deve produrre differenze di paga. Lo strumento che la legge sceglie per arrivarci, però, riguarda chiunque assuma, dalla grande catena alla trattoria con tre dipendenti, e parte da un gesto di tutti i giorni: scrivere un annuncio di lavoro. La spieghiamo qui in modo semplice.
Cosa è cambiato
La legge recepisce una direttiva europea sulla trasparenza retributiva. Il meccanismo è lineare: se i salari sono chiari e confrontabili, le differenze ingiustificate, a partire da quelle tra uomini e donne, vengono a galla. E la trasparenza comincia dal primo momento, cioè da quando cerchi personale.
Le tre cose che cambiano quando pubblichi un annuncio
1. Devi scrivere lo stipendio nell’annuncio. Non basta più “cercasi cameriere, offresi stipendio adeguato”: va indicata la retribuzione prevista per quella posizione, o almeno la fascia. E va indicata in lordo (ci arriviamo, è il punto che spiazza di più).
2. Non puoi più chiedere quanto guadagnava prima. Al candidato non si può chiedere quanto prendeva nel lavoro precedente o in quello attuale. E non si può aggirare il divieto facendolo chiedere a un’agenzia o a chi gestisce la selezione per te.
3. L’annuncio deve essere neutro rispetto al genere. Niente formule rivolte a un solo genere, a partire dal titolo della posizione.
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Cosa devi fare, in pratica
Indica nell’annuncio lo stipendio lordo (la RAL, cioè la retribuzione annua lorda) oppure il livello del contratto con la fascia corrispondente.
Togli dal colloquio la domanda “quanto prendevi prima?”.
Scrivi annunci neutri, a partire dal titolo.
Netto o lordo: il punto che spiazza tutti
Nella ristorazione si è sempre parlato in netto: “1.500 in mano”, “1.800 netti”. La legge, però, ragiona in lordo, cioè la RAL, la retribuzione annua lorda, quella scritta sui contratti.
Perché il netto non va bene? Perché cambia da persona a persona. Lo stesso identico stipendio lordo lascia in tasca cifre diverse a due candidati diversi, a seconda di detrazioni, figli a carico, regione e comune in cui vivono. Il netto descrive la situazione di chi lavora, non il valore della posizione. La legge vuole un numero che descriva la posizione, uguale per tutti, e quel numero è il lordo.
Per chi è abituato a ragionare in netto, è il cambiamento più scomodo. Per aiutarti, abbiamo preparato un simulatore che converte il netto in lordo in pochi secondi: calcola la RAL dal netto.
Devi farlo anche tu?
Una precisazione che evita allarmismi. La legge prevede anche dei report periodici sul divario di stipendio tra uomini e donne, ma quelli riguardano solo le aziende da 100 dipendenti in su, e con scadenze scaglionate: entro giugno 2027 per le aziende dai 150 dipendenti in su, ed entro giugno 2031 per quelle tra 100 e 149. La quasi totalità dei ristoranti, oggi, non dovrà preparare nessun report.
La regola sull’annuncio, invece, vale per tutti, senza limiti di dimensione: dal 7 giugno riguarda chiunque pubblichi un’offerta di lavoro.
Il decreto esclude dalla sua applicazione generale due tipi di contratto, il lavoro domestico e il lavoro intermittente (il contratto a chiamata, che nel settore si usa per extra ed eventi). C’è però un punto da chiarire: la trasparenza prima dell’assunzione vale per chiunque si candidi a un impiego, anche quando il rapporto finale sarà a chiamata. Se pubblichi un annuncio per “camerieri extra nel weekend”, l’annuncio deve comunque dire quanto si paga, cioè la paga oraria lorda o la fascia. Il candidato ha diritto di saperlo prima. E vale la pena ricordarlo: il contratto a chiamata ha vincoli precisi su quando e con chi si può usare, non è una scorciatoia per etichettare come “a chiamata” un rapporto che di fatto è continuativo.
Attenzione, però, a non leggere quella soglia come un “tanto non mi riguarda”. Le scadenze del decreto raccontano una direzione: si parte dalle aziende grandi e, a ogni scadenza, la platea si allarga. Non è difficile immaginare che con le prossime revisioni la soglia scenda ancora. E comunque siamo nel 2026: chiedersi se i propri stipendi reggono a una domanda semplice (due persone che fanno lo stesso lavoro sono pagate allo stesso modo, a prescindere dal genere?) conviene farlo adesso, senza aspettare il giorno in cui sarà obbligatorio.
Lo diciamo da una posizione precisa. Di norme sul lavoro ne arrivano tante, e la fatica di starci dietro è reale. Ma questa, per come la vediamo, ha un senso e farà bene al settore: mettere i salari in chiaro non toglie niente a chi già lavora bene, e toglie spazio a chi sul non detto ci aveva costruito un vantaggio.
La scorciatoia: aggancia il contratto
C’è un modo semplice per stare tranquilli. La legge dice che se applichi un contratto collettivo nazionale (CCNL) firmato dai sindacati più rappresentativi, sei considerato già in regola con i principi di trasparenza e parità.
Nella ristorazione il contratto di riferimento è il CCNL Turismo Pubblici Esercizi, quello della FIPE (la Federazione Italiana Pubblici Esercizi). E le sue tabelle sono già in lordo, divise per livello. Quindi ti basta indicare nell’annuncio il livello di inquadramento e lo stipendio lordo corrispondente: risolvi in un colpo solo l’obbligo dell’annuncio e il problema del netto.
(Il Ministero del lavoro dovrebbe pubblicare entro fine 2026 indicazioni più dettagliate su come applicare la norma.)
Lo stipendio descrive il lavoro, non chi lo fa
Dietro questa legge c’è un principio semplice, ed è lo stesso che guida noi: a determinare quanto vale una posizione devono essere il ruolo, le competenze e le responsabilità, non il genere di chi la occupa. Per anni il divario di stipendio tra uomini e donne è rimasto nascosto proprio perché i salari erano opachi, e quando un numero non si vede non si può nemmeno contestare. Scriverlo nell’annuncio, in chiaro e uguale per tutti, è il modo più semplice per togliere spazio alle differenze che non hanno ragione di esistere.
Cosa cambia per chi cerca lavoro
Per chi cerca un impiego è un piccolo cambio di abitudini con un effetto grande. Fino a ieri lo stipendio si scopriva al colloquio, spesso partendo proprio da “quanto prendevi prima?”. Quella domanda legava l’offerta al passato del candidato invece che al valore del lavoro, e teneva bassi soprattutto quelli che partivano già da condizioni basse. Da ora il numero è scritto fin dall’annuncio, uguale per tutti, e confrontabile tra un’offerta e l’altra.
Trasparenti sì, ma in netto
Su Restworld lo stipendio dichiarato è la base di lavoro. Il nostro Osservatorio raccoglie quasi 5.000 offerte verificate con la retribuzione in chiaro, e le posizioni sotto i minimi di legge vengono escluse a monte dalla piattaforma. È la fotografia del segmento regolare del mercato, non di tutto il settore, dove il sommerso e le condizioni sotto soglia restano diffusi. Ma dice una cosa semplice: nel pezzo sano del comparto, dichiarare lo stipendio si può, e si fa già.
Ma quasi sempre quel numero è un netto, perché è così che si parla di soldi in cucina e in sala. Ed è qui che la legge tocca anche chi è già trasparente, noi compresi: dichiarare lo stipendio non basta più, va dichiarato in lordo. Nel nostro Osservatorio quei netti li traduciamo già in RAL lorde con i coefficienti del contratto, quindi leggere il mercato in lordo lo sappiamo fare. Portarlo dentro ogni annuncio è il passaggio che la legge chiede ora a tutto il settore.
Se assumi, il riassunto è breve: stipendio lordo nell’annuncio, via la domanda sul pregresso, offerte neutre. Se cerchi lavoro, hai un’informazione in più, e finalmente confrontabile, per scegliere dove andare.
I dati sugli stipendi reali del settore, ruolo per ruolo, sono nell’Osservatorio Restworld. E se devi convertire un netto in lordo, il simulatore è qui.
Fonti
Decreto legislativo 7 maggio 2026, n. 96, in Gazzetta Ufficiale n. 125 del 1° giugno 2026 (recepimento Direttiva UE 2023/970). Consultabile su gazzettaufficiale.it.
Osservatorio Restworld sulle offerte di lavoro HoReCa 2026 (quasi 5.000 offerte verificate con stipendio dichiarato).
CCNL Turismo Pubblici Esercizi (FIPE).
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