Mestiere

Come assumere personale italiano nel tuo ristorante all'estero

Giovane cuoco italiano con borsone e valigetta di coltelli accolto dal titolare alla porta di un ristorante all'estero

Un ristorante italiano a Bali ci ha trovati digitando su Google una frase semplice: «cerco un cuoco italiano per il mio locale». Aveva già provato tutto il resto. I portali di lavoro locali, dove di cuochi italiani non ce n’è. I gruppi Facebook degli italiani all’estero, dove rispondono in tanti e si presentano in pochi. Il passaparola tra connazionali, che funziona finché il giro di conoscenze non si esaurisce.

È il problema di un mercato enorme. Secondo le stime FIPE, nel mondo ci sono circa 600.000 ristoranti che si dichiarano italiani, ma solo 4 su 10 superano la prova dell’autenticità: chef italiano, gestione italiana, ingredienti autentici. La differenza tra sembrare italiano ed esserlo la fanno le persone in cucina e in sala. E quelle persone stanno in Italia: cercano lavoro sui canali italiani, con aspettative italiane, leggendo annunci scritti in italiano. Questa guida spiega come si fa una ricerca seria a distanza, quanto devi offrire perché qualcuno accetti di trasferirsi, e cosa cambia tra assumere in Europa e fuori.

Perché dall’estero è così difficile trovare staff italiano

I canali di recruiting pescano quasi sempre nel mercato in cui vivono. Un annuncio su un portale tedesco raggiunge chi è già in Germania. Ma il cuoco che sogna di lavorare a Monaco oggi sta a Torino, a Bari o a Catania, e il tuo annuncio non lo vedrà mai.

Per intercettarlo devi ribaltare la logica: pubblicare dove cerca lui, in italiano, dentro un bacino di professionisti della ristorazione. Su Restworld, negli ultimi 12 mesi, sono passate oltre 300 ricerche aperte da ristoranti fuori dall’Italia, in più di 15 paesi: Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Austria, Lussemburgo, Belgio, fino a Stati Uniti e Indonesia. I ruoli più richiesti dall’estero sono quasi sempre di cucina: cuochi capo partita, pizzaioli, aiuto cuochi. Le figure che danno l’identità italiana al locale, e che il mercato locale non sa fornire.

Come funziona la selezione a distanza

Una ricerca dall’estero segue gli stessi passaggi di una ricerca in Italia, con un’attenzione in più alla motivazione del candidato.

L’annuncio si pubblica in 5 minuti e deve dire tutto quello che una persona vuole sapere prima di valutare un trasferimento: ruolo, città, stipendio, com’è organizzato l’alloggio, che tipo di locale sei. Da lì la piattaforma lo porta davanti ai professionisti italiani della ristorazione, e parte la pre-selezione: contattiamo i candidati uno a uno e verifichiamo esperienza, lingue e disponibilità reale a partire. In 3 giorni arrivano i primi candidati in linea, e i colloqui li fai in videochiamata, dal tuo locale.

Il colloquio a distanza ha una domanda regina, e riguarda poco la cucina: «perché vuoi partire?». I trasferimenti falliscono quasi sempre per ragioni personali, mai per il menu. Chi ha una motivazione precisa (una lingua da imparare, un percorso di carriera, un legame con il paese) regge l’impatto del primo mese. Chi «vuole solo cambiare aria» spesso riparte alla prima difficoltà. Meglio scoprirlo in videochiamata che a biglietto aereo già pagato.

Quanto offrire per convincere qualcuno a trasferirsi

La tua offerta compete con quella che il candidato ha già a casa. In Italia, secondo l’Osservatorio Restworld, la mediana del settore è di 1.700 euro netti al mese (netto equivalente su 12 mensilità); un cuoco capo partita viaggia in media sui 2.000 euro netti, un pizzaiolo intorno ai 1.800. Se la tua proposta, convertita, vale quanto quella di un ristorante di Milano, non c’è motivo di attraversare il mondo per accettarla.

Le offerte estere che vanno a segno hanno due ingredienti. Il primo è uno stipendio sopra il benchmark italiano del ruolo, dichiarato già nell’annuncio. Il secondo è il pacchetto vitto e alloggio, una delle condizioni più decisive in assoluto: toglie al candidato il rischio più grande, trovare casa in un paese che non conosce. Alloggio almeno per i primi mesi, pasti durante il servizio, e un accordo chiaro su chi paga il volo.

Un’avvertenza tecnica: il contratto sarà nel formato del tuo paese, spesso espresso in lordo locale. Il candidato italiano ragiona in netto mensile. Fai tu la conversione e mettila nero su bianco nell’annuncio: per il confronto con i valori italiani puoi partire dal nostro calcolatore RAL, che traduce il netto mensile in retribuzione annua lorda italiana.

UE o extra-UE: cosa cambia davvero

Dentro l’Unione Europea vale la libera circolazione dei lavoratori: niente visto, niente permesso di lavoro. Il grosso della pratica è a carico del candidato dopo l’arrivo: registrazione presso l’anagrafe locale, codice fiscale del paese, conto corrente. Tu devi solo fare un contratto regolare secondo le leggi locali.

Fuori dall’UE serve un permesso di lavoro, e nella maggior parte dei paesi la richiesta parte dal datore di lavoro, che fa da sponsor. Tre esempi reali, presi dai paesi dove le ricerche succedono davvero, danno l’idea di quanto cambino tempi e regole:

Svizzera. È il caso più semplice e il più cercato in assoluto dagli italiani. Per i cittadini UE un impiego fino a 90 giorni per anno civile richiede solo una notifica online prima dell’inizio del lavoro, perfetta per la stagione; oltre i 90 giorni si passa al permesso L (soggiorno temporaneo) o B (5 anni), con registrazione in comune entro 14 giorni dall’arrivo. Per un locale del Ticino assumere un cuoco italiano è una pratica di giorni, non di mesi.

Stati Uniti. Qui la via dipende da chi sei. Se il tuo ristorante è di proprietà italiana con visto E-2 da investitore (l’Italia è tra i paesi del trattato), puoi portare dipendenti italiani in ruoli supervisori o con qualifiche specializzate senza passare dalla certificazione del lavoro, che è il collo di bottiglia di tutte le altre strade. In alternativa ci sono l’H-2B per i picchi stagionali (devi dimostrare che nessun lavoratore americano qualificato è disponibile) e l’O-1B per chef di fama riconosciuta, che per l’immigrazione americana contano come artisti. La green card per lavoro (EB-3) esiste, ma i tempi si misurano in anni.

Indonesia (sì, Bali). Il permesso KITAS con piano RPTKA lo sponsorizza l’azienda, che deve avere requisiti minimi di capitale, e qui arriva la parte che pochi dicono: il permesso esce solo per ruoli qualificati. Un executive chef o un pastry chef con almeno 5 anni di esperienza documentata sì; un cameriere o un barman no, per quei ruoli il permesso semplicemente non viene rilasciato. Tempi tipici 2-3 mesi, costi nell’ordine di 1.000-1.500 dollari più una tassa mensile per lavoratore straniero. Tradotto: a Bali cerchi dall’Italia la figura di vertice della cucina, il resto del team lo costruisci sul posto.

La regola operativa che ne esce è una: informati sui tempi e sui requisiti reali del tuo paese prima di aprire la ricerca, così quando trovi la persona giusta sai già cosa firmare, per quale ruolo e quando potrà davvero iniziare. E vale la pena essere trasparenti: Restworld trova e seleziona la persona, il visto e la burocrazia restano tra te e il candidato. Quello che possiamo fare è spiegare bene come funziona, paese per paese, qui sul blog.

I 4 errori di chi assume a distanza

Annuncio vago. «Cercasi cuoco per ristorante in Germania» non basta. Chi valuta un trasferimento vuole sapere la città esatta, com’è l’alloggio, quante ore si lavora, com’è fatto il team. Ogni informazione che manca è un candidato buono che non si presenta.

Lingua sottovalutata. Il cuoco può lavorare con l’italiano in cucina, ma il cameriere no, e nemmeno chi deve parlare con i fornitori. Scrivi nell’annuncio quali lingue servono davvero e a che livello: verificarle in pre-selezione è semplice, scoprirle al primo servizio è un disastro.

Primo mese lasciato al caso. Chi arriva da fuori gestisce insieme un lavoro nuovo, una casa nuova e un paese nuovo. Un onboarding strutturato (un referente, obiettivi chiari per le prime settimane, un check a fine mese) fa la differenza tra una persona che resta e una che riparte.

Trasferimento trattato come un dettaglio. Volo, arrivo, prime notti, caparra dell’alloggio: chi paga cosa va scritto prima della firma. È il terreno classico dei malintesi, e i malintesi a 10.000 chilometri non si recuperano con una chiacchierata a fine turno.

Domande frequenti

Posso assumere dall’Italia se il mio ristorante è fuori dall’Unione Europea? Sì. Negli ultimi 12 mesi abbiamo gestito ricerche anche in paesi extraeuropei, dagli Stati Uniti all’Indonesia. La selezione funziona allo stesso modo; in più c’è la pratica del permesso di lavoro, che di norma parte da te come sponsor, ha tempi che dipendono dal paese e in alcuni casi è riservata ai ruoli qualificati: in Indonesia, per esempio, esce per un executive chef con esperienza documentata ma non per un cameriere.

Quanto tempo serve per avere i primi candidati? I primi candidati pre-selezionati arrivano in 3 giorni dalla pubblicazione. Per una ricerca estera il tempo totale dipende soprattutto dai colloqui e, fuori dall’UE, dai tempi del visto.

Chi paga il viaggio e l’alloggio? Non esiste una regola fissa, ma le offerte che chiudono includono quasi sempre l’alloggio per i primi mesi e un accordo esplicito sul volo. L’importante è scriverlo nell’annuncio: la chiarezza su questi punti è il primo filtro di serietà che il candidato applica.

Serve una società italiana per usare Restworld? No. La selezione avviene in Italia, ma il contratto lo firmi tu con la persona scelta, secondo le regole del paese in cui operi. Restworld è un’agenzia per il lavoro autorizzata per la ricerca e selezione: ti presentiamo le persone giuste, il rapporto di lavoro è direttamente tuo.

E se la persona ci ripensa all’ultimo? Succede, ed è il motivo per cui la pre-selezione verifica la motivazione oltre alle competenze. Ridurre il rischio si può: tempi chiari, condizioni scritte, un colloquio in più dedicato solo agli aspetti pratici del trasferimento.

Se hai un ristorante fuori dall’Italia e stai cercando staff, la strada più corta è aprire una ricerca su Restworld: pubblichi in 5 minuti e fai tutto a distanza. Trovi come funziona sulla pagina dedicata ai ristoranti italiani all’estero.

Fonti

GustoHR

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L'autore

Luca Lotterio

Luca Lotterio

CEO e co-founder Restworld · Autore di Oltre il Menù

A 15 anni facevo le consegne in motorino, quando ancora non c'erano le app. Avevi lo stradario sotto la sella e le vie te le imparavi una per una. Poi è arrivata la sala. Ho lavorato come cameriere in Italia e all'estero: Edimburgo, l'alta Valle Maira tra le Alpi al confine con la Francia, il litorale di Latina, e Torino tra bar, ristoranti e catering. Nel frattempo studiavo psicologia del lavoro. Avevo capito che mi interessava studiare il lavoro, non solo farlo. Negli stessi anni ho viaggiato parecchio. Erasmus in Spagna e in Romania, periodi all'estero un po' ovunque in Europa. Cercavo di guardare quello che avevo intorno con occhi nuovi, di mettermi in discussione ogni volta. Viviamo pieni di bias, di pregiudizi, di stereotipi: sono il modo in cui la testa fa economia per arrivare a sera. Il lavoro è smontarli uno alla volta, pian piano, dove si riesce. Quello che vedevo in sala mi convinceva di una cosa: questo settore meritava di più. Meritavano di più le persone che ci lavoravano dentro. Strumenti più seri, condizioni più chiare, un rapporto meno disequilibrato con chi le assumeva. Restworld è nata da lì, nel 2020. Oggi è la piattaforma di ricerca e selezione del personale per il fuori casa italiano: la usano più di 1.000 ristoranti, hotel e gruppi della ristorazione, e ci sono registrati oltre 200.000 lavoratori del settore. Aiutiamo le aziende ad assumere e a far crescere le proprie squadre. Automatizziamo la selezione, tracciamo i dati, lavoriamo sulla retention. L'AI sta dietro le quinte: fa il lavoro che altrimenti toglierebbe tempo al rapporto tra chi assume e chi viene assunto. Nel 2026 ho scritto Oltre il Menù con Matteo Telaro (Topic Edizioni, prefazione di Ferran Adrià). È un manuale di HR per la ristorazione.

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