Mestiere

No show al colloquio: come evitare che il candidato non si presenti

Simone Palumbo
di Simone PalumboNew Business · Restworld
8 min di lettura
Ristoratrice seduta al tavolo preparato per un colloquio di lavoro, con la sedia del candidato vuota: il no show al colloquio

In breve

Un candidato si presenta più facilmente se il colloquio arriva entro pochi giorni dalla candidatura, se riceve una convocazione scritta con orario, indirizzo e nome di chi lo accoglie, e un promemoria il giorno prima con un modo semplice per disdire. Chi non può andare avvisa appena lo sa: un messaggio di due righe basta.

Sono le quattro del pomeriggio, il locale è vuoto tra un servizio e l’altro e sul tavolino vicino alla finestra ci sono due caffè. Uno si sta raffreddando. Il candidato, ieri sera, aveva risposto "perfetto, ci sono", e adesso il telefono squilla a vuoto.

Chi assume nella ristorazione conosce questa scena a memoria. Circa un’impresa su due del settore dichiara difficoltà a trovare personale (fonte FIPE, Rapporto Ristorazione 2026), e in un mercato così ogni colloquio saltato è tempo che non torna.

Del perché succede abbiamo già scritto nell’articolo sul ghosting ai colloqui. Qui vediamo cosa si può fare, da tutte e due le parti del tavolo: come può ridurre i no show chi assume, come avvisare quando sei tu a non poter andare e cosa succede se a sparire è una persona già assunta.

Perché un candidato dice "ci sono" e poi non viene?

Quasi mai per cattiveria. Chi cerca lavoro in sala o in cucina di solito sta già lavorando, manda le candidature in pausa e nel giro di due giorni può ricevere più risposte. Il primo colloquio fissato non è per forza quello a cui andrà.

Poi pesa il silenzio che ha ricevuto in passato. Tra Stati Uniti, Regno Unito e Germania il 61% di chi cerca lavoro racconta di essere stato ghostato dopo un colloquio (fonte Greenhouse, 2024, indagine su 2.500 lavoratori). Chi è abituato a non ricevere risposte fa fatica a sentirsi in debito con chi lo convoca.

E infine c’è l’imbarazzo. Disdire vuol dire affrontare una conversazione scomoda, mentre sparire, sul momento, non costa niente. Quasi tutto quello che segue serve a ribaltare questo conto, cioè a rendere più facile disdire che sparire.

Cosa può fare il ristoratore prima del colloquio?

Fissarlo presto, in un orario che il candidato può rispettare

Più tempo passa tra la candidatura e il colloquio, più occasioni ci sono perché arrivi un’altra proposta. Se un profilo ti interessa, rispondi in giornata e proponi un incontro nei giorni successivi.

Occhio anche all’orario. Proporre le 12:30 a un cameriere che a quell’ora è in servizio da un’altra parte vuol dire mettere in conto un no show. Di solito funzionano le stesse fasce in cui si leggono i messaggi, a metà mattina e a metà pomeriggio: ne abbiamo parlato nella guida alla *candidate experience*.

Se hai più candidati per lo stesso ruolo, mettili nello stesso pomeriggio a mezz’ora di distanza. Se uno salta, il pomeriggio resta utile.

Una convocazione scritta, con tutto dentro

Un "ci vediamo domani alle quattro" detto al telefono si dimentica facilmente. Un messaggio scritto resta in chat, e il candidato lo ritrova quando serve.

Dentro ci va tutto quello che gli permette di arrivare senza dover chiedere niente:

  • giorno e ora

  • indirizzo preciso, con l’ingresso se non è quello principale

  • il nome di chi lo accoglie

  • quanto dura, più o meno

  • se deve portare qualcosa o se è prevista una prova

Un esempio da adattare:

Ciao [nome], sono [tuo nome] di [locale]. Ti confermo il colloquio per [ruolo]: [giorno] alle [ora], in [indirizzo]. All’ingresso chiedi di me. Ci vorrà circa mezz’ora. Se per qualsiasi motivo non riesci a venire, scrivimi pure qui, anche all’ultimo, e fissiamo un altro momento.

Il promemoria il giorno prima

È uno dei gesti più semplici, ed è anche uno dei più studiati. Solo che gli studi arrivano dalla sanità, dove gli appuntamenti mancati si misurano da anni.

Una revisione Cochrane su sette studi e oltre 5.800 pazienti ha trovato che, con un SMS di promemoria, la presenza agli appuntamenti passava dal 67,8% al 78,6%. L’effetto era simile a quello di una telefonata (fonte Cochrane, 2013, prove di qualità moderata).

Un colloquio in un ristorante ha poco a che fare con una visita medica, ma il meccanismo si somiglia molto: ci si dimentica, si accavalla un impegno o si rimanda la decisione. Un messaggio il giorno prima rimette l’appuntamento davanti agli occhi e chiede una risposta.

Ciao [nome], ti ricordo il colloquio di domani alle [ora] da [locale], in [indirizzo]. Mi confermi con un messaggio? Se ti è saltato qualcosa nessun problema, dimmelo e troviamo un’altra data.

Quella domanda, "mi confermi?", conta: spesso è proprio lì che chi ha cambiato idea lo dice, invece di sparire.

Rendere facile dire di no

I due messaggi qui sopra chiudono con lo stesso invito: se non riesci, dimmelo. E c’è un motivo.

Chi teme una risposta seccata spesso preferisce non scrivere affatto. Se invece sa che può disdire con due righe, lo fa, e tu recuperi l’ora per un altro candidato anziché scoprirlo quando il caffè si è già raffreddato.

Lo stesso vale per chi risponde "non mi interessa più": ringrazialo lo stesso. Un no detto oggi vale più di un sì che domani non si presenta.

Il candidato non si è presentato: cosa gli scrivo?

Aspetta un quarto d’ora, poi manda un solo messaggio, senza rimproverarlo. Può essere successo un imprevisto vero, e un messaggio duro chiude la porta anche a chi aveva una ragione.

Ciao [nome], ti aspettavamo alle [ora] per il colloquio. Tutto bene? Se ti è successo qualcosa e ti interessa ancora, scrivimi e vediamo se c’è un altro momento.

Se non risponde entro un paio di giorni, chiudi lì, senza insistere con altri messaggi. Se invece risponde con una spiegazione credibile, vale la pena dargli una seconda possibilità, magari chiedendo conferma la mattina stessa.

Poi c’è la parte meno piacevole, che però conviene guardare. Se i no show sono tanti, una parte del problema può stare nel modo in cui si seleziona: si risponde tardi, qualche messaggio resta senza risposta, i colloqui cadono in orari scomodi.

Per mettere ordine nel colloquio vero e proprio c’è la guida con domande e griglia di valutazione.

Sei un candidato e non puoi andare al colloquio: come avvisare?

Può capitare a chiunque: un turno cambiato all’ultimo, un’altra proposta accettata o un locale che si rivela troppo lontano da casa. Il titolare lo sa bene, perché probabilmente è successo anche a lui. Quello che si ricorderà è come l’hai comunicato.

La ristorazione è un mondo piccolo. Il titolare che hai lasciato ad aspettare conosce i fornitori, gli altri locali della zona, magari il tuo prossimo capo. Un messaggio di due righe ti costa un minuto e lascia la porta aperta, anche per un lavoro tra un anno.

Quando scrivere

Appena lo sai. Se la sera prima decidi di non andare, scrivi quella sera stessa e non dieci minuti prima del colloquio: più preavviso dai, più il locale riuscirà a riorganizzarsi.

Di solito è meglio un messaggio di una telefonata. Arriva anche se il titolare è in servizio, e resta scritto quello che hai detto.

Cosa scrivere

Non serve raccontare tutto. Bastano due cose chiare: che non vieni e se ti interessa ancora.

Se vuoi spostare il colloquio:

Buongiorno [nome], sono [tuo nome], avevamo il colloquio oggi alle [ora]. Mi è saltato un impegno e non riesco a venire, mi scuso per il poco preavviso. Il posto mi interessa ancora molto: possiamo spostarlo a [giorno che proponi]?

Se non ti interessa più:

Buongiorno [nome], sono [tuo nome], avevamo fissato il colloquio per [giorno]. Ti scrivo per dirti che non verrò, perché ho accettato un’altra proposta. Grazie per la disponibilità e buon lavoro.

E se invece sei tu ad aspettare una risposta che non arriva, sappi che succede spesso: abbiamo misurato quanto ci mette un ristorante a rispondere a una candidatura.

E se il no show arriva il primo giorno di lavoro?

Qui la faccenda cambia, perché di mezzo c’è un contratto. Le regole che seguono valgono in generale: per il caso preciso conviene sentire il consulente del lavoro, con i documenti sotto mano.

Per il ristoratore

Prima di ogni assunzione il datore di lavoro invia la comunicazione obbligatoria, il modulo UniLav, entro le 24 del giorno prima. Se la persona non si presenta e il rapporto non comincia, quella comunicazione va annullata entro la data prevista di inizio del rapporto (fonte ClicLavoro Veneto, domande frequenti sulle comunicazioni obbligatorie). Di solito se ne occupa il consulente: avvisalo subito.

Se invece la persona ha lavorato qualche giorno e poi sparisce, ci sono due strade da conoscere.

  • Il periodo di prova. Se nel contratto c’è un patto di prova scritto, durante la prova ciascuna delle due parti può chiudere il rapporto (recedere) senza preavviso e senza indennità (articolo 2096 del codice civile). Quanto dura la prova dipende dal contratto collettivo e dal livello.

  • L’assenza ingiustificata prolungata. Dal 12 gennaio 2025, con la legge 203/2024, se l’assenza ingiustificata dura più di 15 giorni, o più a lungo se il contratto collettivo prevede un termine più ampio, il datore di lavoro può comunicarlo all’Ispettorato territoriale del lavoro. A quel punto il rapporto si considera chiuso per volontà del lavoratore. Si parla di dimissioni per fatti concludenti, e l’Ispettorato può verificare che la comunicazione sia vera.

Sulla seconda strada il Ministero del Lavoro ha chiarito due cose (circolare n. 6/2025). Il rapporto si chiude così solo se il datore di lavoro decide di percorrerla. E i termini che i contratti collettivi fissano per il licenziamento disciplinare non valgono per questa procedura.

Per il lavoratore

Firmare e poi non presentarsi ha conseguenze che vanno oltre la brutta figura. Se l’assenza si prolunga e il rapporto viene chiuso come dimissioni per fatti concludenti, perdi il diritto alla NASpI, l’indennità di disoccupazione, perché la chiusura conta come una tua scelta (circolare INPS n. 154/2025).

La legge tutela chi dimostra di non aver potuto avvisare per causa di forza maggiore o per un comportamento del datore di lavoro. E secondo l’INPS, se ti dimetti per giusta causa valgono le tue dimissioni e la NASpI resta, anche se il datore di lavoro aveva già avviato la procedura.

La strada più semplice, però, resta la stessa del colloquio: scrivere.

Se hai firmato ma non hai ancora iniziato e cambi idea, avvisa il locale prima del primo giorno, così può annullare in tempo la comunicazione di assunzione. Come chiudere correttamente dipende da cosa hai firmato: chiedilo al locale o al consulente, invece di sparire.

Se nel contratto c’è un patto di prova scritto e durante la prova capisci che quel posto non fa per te, puoi andartene senza preavviso. Ma dillo, meglio se per iscritto.

Domande frequenti

Quando va mandato il promemoria del colloquio? Il giorno prima, in una fascia in cui il candidato di solito non è in servizio, come metà mattina o metà pomeriggio. Se il colloquio è al mattino presto, conviene mandarlo nel pomeriggio del giorno precedente.

È meglio chiamare o scrivere per confermare un colloquio? Nella maggior parte dei casi scrivere. Il messaggio arriva anche a chi sta lavorando e resta in chat con indirizzo e orario. Negli studi sugli appuntamenti sanitari, SMS e telefonata hanno dato risultati simili, e il messaggio richiede molto meno tempo.

Cosa succede se non mi presento a un colloquio senza avvisare? Nessuna conseguenza legale, ma nella ristorazione ci si conosce e i nomi si ricordano. Un messaggio di due righe, anche all’ultimo momento, lascia la porta aperta per le occasioni future.

Cosa fa il datore di lavoro se il neoassunto non si presenta il primo giorno? Se il rapporto non è mai cominciato, annulla la comunicazione di assunzione entro la data prevista di inizio. Se dopo l’inizio l’assenza ingiustificata dura più di 15 giorni, o più del termine più lungo previsto dal contratto collettivo, può avviare la procedura delle dimissioni per fatti concludenti.

Chi non si presenta più al lavoro perde la NASpI? Se il rapporto viene chiuso come dimissioni per fatti concludenti, sì, perché per l’INPS la chiusura è una scelta del lavoratore. Restano salvi i casi di forza maggiore dimostrata e le dimissioni per giusta causa.

Fonti

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L'autore

Simone Palumbo

Simone Palumbo

New Business · Restworld

Simone Palumbo si occupa di new business in Restworld: è la prima persona con cui parlano i ristoratori che si avvicinano alla piattaforma e segue i nuovi clienti nei primi passi. Ogni settimana ascolta decine di titolari raccontare storie e idee su come cercano, assumono e perdono le persone in sala e in cucina.

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