Opinione

Ma dobbiamo ancora usare la divisa nel 2025?

Marco Natali
di Marco NataliFondatore OCCCA
2 min di lettura
Ma dobbiamo ancora usare la divisa nel 2025?

Ci scrive un follower: "Ma perché nel 2025 ancora dobbiamo indossare la divisa?". Ottima domanda, che ci dà lo spunto per affrontare un tema cruciale nel mondo della ristorazione.

Partiamo da un concetto fondamentale della comunicazione, teorizzato da Paul Watzlawick: "Non si può non comunicare". Ogni nostro comportamento, anche il silenzio, trasmette un messaggio. Questo vale a maggior ragione per l'abbigliamento, soprattutto in un contesto professionale come la sala di un ristorante.

La divisa: molto più di un semplice vestito

La divisa del cameriere non è un mero orpello o una costrizione. Svolge diverse funzioni comunicative e pratiche:

  • Ordine e pulizia: Una divisa pulita e ordinata comunica immediatamente igiene e professionalità, elementi essenziali per la buona riuscita di un'esperienza al ristorante.
  • Riconoscibilità: La divisa permette ai clienti di identificare facilmente il personale di sala, facilitando la richiesta di informazioni o assistenza. Immaginate il caos in una sala affollata senza un codice di abbigliamento!
  • Marketing e immagine: La divisa contribuisce a creare l'immagine coordinata del locale, rafforzando il brand e comunicando uno stile preciso. Un ristorante elegante avrà bisogno di divise diverse rispetto a una trattoria informale.

Oltre il "pinguino": la divisa si evolve

Non pensiamo solo al classico "pinguino" (camicia bianca, pantalone nero, scarpe nere). Oggi esistono molteplici opzioni che coniugano eleganza, comodità e praticità, a cominciare dalla scelta dei grembiuli, classici lunghi per la sala, corti per i bar, zinali con tasche utili per palmari e altri accessori, di materiali, colori e trame il cui limite ormai è solo la fantasia (e si, in alcuni casi anche di budget!). L'importante è che l'abbigliamento sia coerente con lo stile del locale e funzionale al lavoro del cameriere. Anche il classico "pinguino" resta una scelta valida, soprattutto in contesti formali, ma non è l'unica.

Cosa NON comunichiamo senza divisa

Torniamo al primo assioma di Watzlawick. La domanda non è tanto "Cosa comunico vestendomi come voglio?", ma "Cosa non comunico non adottando una divisa?". La risposta è: potremmo non comunicare professionalità, igiene, appartenenza a un team, creando confusione e trasmettendo un'immagine poco curata che, molto spesso, si traduce sul resto della comunicazione del vostro locale.
Il cameriere, è bene ricordarlo, è il biglietto da visita della vostra attività!

Tutto comunica: un approccio olistico

Questo principio vale per ogni aspetto del ristorante: i bagni puliti, la mise en place curata, il modo di presentare il conto. Sono tutti dettagli che comunicano e che possono fare la differenza. Curarli significa non solo coinvolgere maggiormente il cliente verso l'esperienza che intendete offrire ma anche ottimizzare i processi, prevenire problemi e persino stabilire una gerarchia all'interno della brigata.

In conclusione, la divisa non è un obbligo fine a sé stesso, ma va pensata come un'opportunità. Al famoso primo assioma della comunicazione di Paul Watzlavick - "Non si può non comunicare" - mi piace comunque aggiungere una postilla, un corollario al teorema:
"Decidete voi cosa volete comunicare, altrimenti lo farà qualcun'altro per voi".

L'autore

Marco Natali

Marco Natali

Fondatore OCCCA

La mia prima esperienza in sala risale al 2001. Sono passati più di 20 anni in cui ho lavorato in diverse tipologie di locali, regioni, con diversi ruoli, formandomi con corsi da privato per migliorare tecnica e conoscenze. Quello che però ritengo essere il valore maggiore acquisito in questi anni è aver avuto la fortuna di lavorare in bar e ristoranti che funzionavano sul serio. Dal cliente al dipendente, fino all'azienda stessa che a fine anno maturava utili. Sono convinto che quella sia la skill principale, perché se non hai un metro di paragone di come le cose andrebbero fatte in questo settore, andrai sempre a tentativi senza nemmeno sapere se quello che stai facendo è giusto o sbagliato, finché non chiudi un ciclo per fare le dovute valutazioni. Non credo esista solo un modo di lavorare bene, ma sicuramente ne esistono di infiniti per lavorare male. Saper distinguere quale dei due scegliere è già buona parte del successo in questo lavoro.

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