Il colloquio dal punto di vista del candidato: 5 errori che vi costano le persone migliori
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Arrivi al ristorante all'ora fissata per il colloquio. Il titolare è in cucina. Qualcuno ti dice "siediti, arriva tra un po'". Passano dieci minuti. Venti. Mezz'ora.
Ti guardi intorno, da solo, a un tavolo vicino all'ingresso, con il telefono in mano e una sensazione crescente: il mio tempo qui non vale nulla.
Quando finalmente il titolare arriva, si scusa velocemente, si siede, e parte con le domande. Non ti ha chiesto come stai. Non ti ha offerto un bicchiere d'acqua. Non ha spiegato niente del locale, della sua storia, di come lavora la brigata. Vuole sapere dove hai lavorato prima e se sei disponibile nei weekend.
Dopo venti minuti ti stringe la mano e dice "ti faccio sapere". Non ti farà sapere niente.
Questa scena si ripete migliaia di volte, ogni settimana, in tutta Italia. E poi ci si chiede perché i candidati non accettano le offerte.
Il colloquio è un appuntamento, non un favore
Nella ristorazione c'è un retaggio duro a morire: l'idea che il colloquio sia un momento in cui il candidato deve dimostrare di meritare il posto. Come un esame, dove una parte giudica e l'altra viene giudicata.
Nel 2026 questa dinamica si è ribaltata. Con una difficoltà di reperimento al 50% (dato FIPE 2026) e un cuoco che riceve in media 34 candidature per posizione contro le 82 di un cameriere (dati Osservatorio Restworld), il candidato ha delle alternative. Soprattutto i migliori. Quelli che volete voi.
Il colloquio è un appuntamento tra due parti che si valutano a vicenda. Se il candidato esce con l'impressione di aver perso tempo, di non essere stato rispettato, di non aver capito nulla del posto dove potrebbe lavorare, avete perso. Non lui. Voi.
5 errori visti dall'altra parte del tavolo
1. Farlo aspettare
Sembra banale. Per il candidato è il segnale più forte che potete mandare, e lo mandate nei primi cinque minuti.
Il candidato ha preso un giorno di permesso, o si è organizzato con i turni dell'altro locale. Si è preparato, si è vestito bene, è arrivato puntuale. E voi siete impegnati in altro.
Mezz'ora di attesa senza una spiegazione comunica una cosa sola: qui il tuo tempo non conta. E se il tuo tempo non conta prima ancora di iniziare, come sarà dopo?
La regola è semplice: fissate il colloquio in un momento in cui potete esserci davvero. Se succede un imprevisto, mandategli un messaggio. "Scusa, ho 15 minuti di ritardo, arrivo subito." Costa dieci secondi e cambia tutto.
2. Non prepararsi
Il candidato lo capisce subito. Lo capisce quando il titolare guarda il CV per la prima volta mentre è seduto di fronte a lui. Lo capisce quando le domande sono generiche, sconnesse, improvvisate. Lo capisce quando nessuno sa spiegargli esattamente cosa farebbe, con chi lavorerebbe, quali sarebbero i suoi orari.
Voi vi aspettate che il candidato si presenti preparato. Che sappia qualcosa del vostro locale, che abbia letto l'annuncio, che arrivi con le idee chiare. Ma la preparazione è reciproca.
Prima del colloquio, leggete il CV. Preparatevi due o tre domande specifiche su quello che ha scritto. Abbiate chiaro cosa state cercando: non "un cameriere", ma una persona con determinate caratteristiche, per un ruolo con determinate responsabilità. Se non sapete cosa cercate, il candidato lo percepisce. E si chiede se sapete cosa state facendo.
3. Fare l'interrogatorio
"Perché dovremmo scegliere te? Raccontami un tuo difetto. Come gestisci lo stress? Dove ti vedi tra cinque anni?"
Queste domande non servono a niente. Il candidato ha preparato le risposte a memoria oppure, se è onesto, si sente messo all'angolo. In entrambi i casi non state ottenendo nessuna informazione utile.
Il colloquio dovrebbe essere una conversazione, non un interrogatorio. Fatelo parlare delle esperienze che ha avuto. Chiedetegli cosa gli è piaciuto dei posti dove ha lavorato e cosa no. Chiedetegli dove vuole arrivare tra tre anni, in termini pratici: vuole crescere in sala? Vuole specializzarsi? Vuole un posto stabile o preferisce la stagione?
Chi conduce il colloquio dovrebbe parlare per il 20% del tempo. Il resto è ascolto. Più fate parlare la persona, più capirete se è quella giusta.
4. Non parlare di soldi
È il tabù più diffuso e più dannoso. Il candidato vuole sapere quanto guadagnerà. Ha bisogno di saperlo per decidere. Ma troppi ristoratori rimandano il discorso, girano intorno, dicono "ne parliamo dopo", oppure chiedono al candidato "quanto vuoi?", scaricandogli addosso la responsabilità di dare un numero.
Il candidato, dall'altra parte, pensa: se non mi dici quanto paghi è perché paghi poco. E se mi chiedi quanto voglio è perché stai cercando di spendere il meno possibile.
Siate trasparenti fin da subito. Dite quanto offrite, dite se c'è margine di crescita, spiegate com'è strutturato il compenso. Un candidato che sa esattamente cosa lo aspetta è un candidato che, se accetta, resta. Un candidato che scopre la verità dopo aver iniziato è un candidato che se ne va entro un mese.
5. Sparire dopo il colloquio
Questo è forse l'errore più grave, e il più diffuso. Il candidato fa il colloquio, vi stringe la mano, torna a casa e aspetta. Un giorno. Due. Una settimana. Niente.
Nessun messaggio, nessuna chiamata, nessuna risposta. Il silenzio.
Per il candidato quel silenzio significa disprezzo. Ha dedicato tempo, si è esposto, ha raccontato di sé. E in cambio non riceve nemmeno un "grazie, ma abbiamo scelto un'altra persona".
Il danno non è solo verso quel candidato. È verso tutti quelli che verranno dopo, perché il passaparola nella ristorazione funziona velocemente. "Sono andato a fare un colloquio da X, non mi hanno più detto niente." Quanti candidati perdete senza saperlo, solo perché qualcuno ha raccontato questa esperienza?
La regola: comunicate sempre l'esito. Che sia un sì o un no. Un messaggio breve, cortese, onesto. "Grazie per il colloquio, abbiamo deciso di proseguire con un altro profilo." Costa un minuto. Può tenere aperta una porta per il futuro.
Il colloquio è il vostro primo giorno di lavoro con quella persona
Il colloquio fa già parte del rapporto di lavoro. Ne è il primo momento. L'impressione che il candidato si fa durante quei trenta minuti è l'immagine del vostro locale che si porterà dietro per sempre.
Se arriva e trova organizzazione, rispetto, trasparenza, chiarezza, quella persona parte con una marcia in più. Se arriva e trova caos, attese, vaghezza, silenzi, quella persona parte già con il freno a mano tirato. Ammesso che parta.
Nel nostro settore il costo di un colloquio sbagliato va oltre la persona persa: significa tempo per ricominciare la ricerca, settimane o mesi di attesa per trovare qualcun altro, sovraccarico del team che nel frattempo copre il buco.
Con un cuoco che richiede in media 4-5 mesi di ricerca, non potete permettervi di sprecare le occasioni che avete.
Cinque errori, cinque cose da correggere domani mattina. Nessuna richiede un investimento, un corso, un software. Solo la decisione di trattare il colloquio con lo stesso rispetto con cui trattate un cliente che entra nel vostro locale per la prima volta.
Perché, in fondo, il candidato è esattamente questo. Un ospite che sta decidendo se tornare.
The author
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Luca Lotterio
CEO e co-founder Restworld · Autore di Oltre il Menù
Founder e CEO di Restworld, piattaforma HR tech che connette oltre 200.000 professionisti HoReCa con ristoranti, hotel e gruppi internazionali. Restworld è nata nel 2020 da un'esperienza vissuta sul campo: per pagarmi gli studi in psicologia del lavoro facevo il cameriere. È lì che ho visto quanto questo settore fosse in ritardo su tutto e quanto meritasse strumenti migliori. Oggi aiutiamo più di 1.000 aziende a selezionare e gestire i propri talenti ogni giorno. Automatizziamo la selezione, tracciamo i dati, miglioriamo la retention. Sempre con l'AI al servizio delle persone, non al posto loro. Il nostro obiettivo non è sostituire il lavoro umano. È potenziarlo. Renderlo più chiaro, più dignitoso, più efficace. Nel 2026 ho pubblicato "Oltre il Menù" (Topic Edizioni, prefazione di Ferran Adrià), un manuale di HR Management per la ristorazione scritto con Matteo Telaro.
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