Mestiere

La carta dei valori del locale: un foglio A4 che tiene insieme la squadra

Carta dei valori del locale appesa nello spogliatoio dello staff con un giovane cameriere che la legge, collage editoriale sulla carta dei valori nella ristorazione

In breve

Finché i valori restano nella testa del titolare, ognuno se li immagina a modo suo, e poi ci si arrabbia perché «non è così che facciamo le cose qui» senza che sia scritto da nessuna parte. La carta dei valori è un A4 con quattro o cinque punti, si consegna a ogni nuovo arrivo e si appende dove lavora lo staff. Costa un pomeriggio.

Ogni locale ha dei valori. In pochi li scrivono nero su bianco.

E finché restano nella testa del titolare, succede una cosa inevitabile: ognuno nel team se li immagina a modo suo, e l’«ospitalità» di uno diventa la fretta di un altro. E poi finisce che il titolare si arrabbia perché «non è così che facciamo le cose qui», ma da nessuna parte c’è scritto come si fanno le cose qui.

La soluzione che proponiamo nel libro è deliberatamente poco ambiziosa nella forma e molto ambiziosa nella sostanza: la carta dei valori.

Un foglio A4. Quattro-cinque punti. Niente papiri aziendali né impaginazioni da agenzia.

Cos’è (e dove va messa)

La carta dei valori è il documento che dice a chi lavora nel locale, e soprattutto a chi ci entra per la prima volta, qual è la filosofia del posto.

Si consegna a ogni nuovo collaboratore, con una spiegazione informale e qualche esempio dei passaggi chiave, e si appende negli spazi dello staff: lo spogliatoio, il retro, i luoghi dove tutti possono consultarla.

Non sono regole ferree: sono orientamenti, suggerimenti che aiutano ad agire in modo allineato anche quando nessuno guarda. Comunicano trasparenza e accoglienza, ma anche aspettative chiare: chi arriva sa da subito in quale contesto sta entrando.

Ed è un tassello potentissimo dell’onboarding, che costa solo un pomeriggio di lavoro.

L’esempio completo: la carta del bistrot di Alberto

Nel libro pubblichiamo la carta del bistrot di Alberto, il ristoratore che accompagna tutto il racconto. La riporto integralmente, perché è più utile di qualsiasi teoria.

L’intestazione dà il tono: «Questo locale esiste per offrire un’ospitalità sincera, accessibile e di qualità. Chi lavora qui contribuisce ogni giorno, con il proprio comportamento, a creare l’esperienza che i clienti vivono».

1. Ospitalità autentica. Accogliamo le persone con rispetto, attenzione e calore. Ogni cliente va salutato, ascoltato e accompagnato dall’ingresso all’uscita, senza forzature né rigidità. L’ospitalità non è una recita: è un atteggiamento. In pratica: tono gentile, disponibilità all’ascolto, presenza reale in sala.

2. Cura del lavoro e delle persone. Facciamo attenzione ai dettagli perché fanno la differenza. Curiamo il servizio, gli spazi e i rapporti tra colleghi: qui nessuno è invisibile e nessuno viene lasciato solo in un momento di difficoltà. In pratica: ordine, pulizia, attenzione reciproca, aiuto nei momenti di bisogno.

3. Collaborazione e rispetto. Il servizio funziona solo se funziona la squadra. Ci parliamo in modo diretto e rispettoso, senza urlare, senza umiliare, senza scaricare tensioni sugli altri. In pratica: ci si aiuta, ci si coordina e i problemi si affrontano fuori dal servizio.

4. Responsabilità e affidabilità. Ognuno è responsabile del proprio ruolo e dell’impatto che ha sugli altri. Essere affidabili significa arrivare puntuali, rispettare gli accordi e segnalare per tempo difficoltà o imprevisti. In pratica: chiarezza, puntualità, comunicazione.

Noterai subito un dettaglio che si ripete: ogni valore ha la sua riga «in pratica».

È quella che trasforma una parola astratta in un comportamento osservabile, e una dichiarazione di intenti in uno strumento di lavoro.

Come scrivere la tua (in un pomeriggio)

Tre indicazioni per non trasformare un A4 in un progetto infinito:

  • Scegli 4-5 valori veri, non quelli belli. Stagionalità, ospitalità calorosa, collaborazione, rispetto reciproco: vale tutto, purché sia davvero fondante per come lavora il tuo locale. Un valore scritto e smentito ogni sera fa più danni di nessun valore.

  • Aggiungi sempre la riga «in pratica». È il test di qualità: se non riesci a tradurre un valore in due-tre comportamenti osservabili, non è un valore, ma uno slogan.

  • Falla vivere. La carta trova il suo significato compiuto nel welcome book, dove i comportamenti coerenti con i valori vengono descritti nel dettaglio; e nei momenti di feedback, dove i valori diventano il metro condiviso con cui si parla del lavoro. Appesa e mai citata, muore in una settimana.

Il beneficio va oltre la coesione: chi entra si sente parte di un disegno più ampio, coinvolto e responsabile dell’atmosfera del locale.

E i collaboratori che vivono i valori diventano i primi ambasciatori del locale, l’anello di congiunzione con i clienti.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra carta dei valori e welcome book? La carta è un A4 con i 4-5 principi che orientano il locale; il welcome book è il manuale operativo completo che descrive i comportamenti quotidiani coerenti con quei principi. La carta dice il perché, il welcome book il cosa e il come: funzionano insieme.

Quanti valori deve avere? Quattro o cinque. Meno di quattro dice poco, più di cinque non se li ricorda nessuno. E ciascuno deve avere la sua traduzione pratica in comportamenti osservabili.

La scrivo da solo o con il team? La prima bozza può essere tua, perché la visione del locale è la tua. Ma passala al team prima di considerarla finita: chi lavora in sala e in cucina sa dire se un valore è vero o è un desiderio, e contribuire alla stesura trasforma le regole percepite in regole proprie.

Serve anche in un locale piccolo dove «ci conosciamo tutti»? Soprattutto lì: finché siete in tre, i valori viaggiano a voce; è al primo ingresso nuovo che si scopre che nessuno li ha mai formulati. Scriverli quando il clima è buono è il modo migliore di proteggerlo quando il locale cresce.

Questo articolo fa parte della guida completa alla gestione del personale nel ristorante. E se nel tuo locale manca una persona, Restworld fa ricerca e selezione specializzata nella ristorazione: candidati verificati del settore, senza vincoli.

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L'autore

Luca Lotterio

Luca Lotterio

CEO e co-founder Restworld · Autore di Oltre il Menù

A 15 anni facevo le consegne in motorino, quando ancora non c'erano le app. Avevi lo stradario sotto la sella e le vie te le imparavi una per una. Poi è arrivata la sala. Ho lavorato come cameriere in Italia e all'estero: Edimburgo, l'alta Valle Maira tra le Alpi al confine con la Francia, il litorale di Latina, e Torino tra bar, ristoranti e catering. Nel frattempo studiavo psicologia del lavoro. Avevo capito che mi interessava studiare il lavoro, non solo farlo. Negli stessi anni ho viaggiato parecchio. Erasmus in Spagna e in Romania, periodi all'estero un po' ovunque in Europa. Cercavo di guardare quello che avevo intorno con occhi nuovi, di mettermi in discussione ogni volta. Viviamo pieni di bias, di pregiudizi, di stereotipi: sono il modo in cui la testa fa economia per arrivare a sera. Il lavoro è smontarli uno alla volta, pian piano, dove si riesce. Quello che vedevo in sala mi convinceva di una cosa: questo settore meritava di più. Meritavano di più le persone che ci lavoravano dentro. Strumenti più seri, condizioni più chiare, un rapporto meno disequilibrato con chi le assumeva. Restworld è nata da lì, nel 2020. Oggi è la piattaforma di ricerca e selezione del personale per il fuori casa italiano: da allora l'hanno scelta oltre 1.500 ristoranti, hotel e gruppi della ristorazione, e ci sono registrati oltre 225.000 lavoratori del settore. Aiutiamo le aziende ad assumere e a far crescere le proprie squadre. Automatizziamo la selezione, tracciamo i dati, lavoriamo sulla retention. L'AI sta dietro le quinte: fa il lavoro che altrimenti toglierebbe tempo al rapporto tra chi assume e chi viene assunto. Nel 2026 ho scritto Oltre il Menù con Matteo Telaro (Topic Edizioni, prefazione di Ferran Adrià). È un manuale di HR per la ristorazione.

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